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VENATURE PROCESSUALI – DI GIORGIO SPANGHER

VENATURE PROCESSUALI – DI GIORGIO SPANGHER

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di Giorgio Spangher

Nel variegato contesto della giustizia penale, esposto a molte variabili politiche sociali e criminali e condizionato da insondabili e imprevedibili fattori, è forse possibile individuare un elemento di maggiore solidità nello sviluppo di una giurisprudenza costituzionale caratterizzata dalla significativa propensione al superamento delle presunzioni in sede cautelare, esecutiva e penitenziaria. Un elemento questo che finisce con l’onerare sia il difensore che il giudice di ulteriori e nuovi impegni.

 

1.

            È difficile poter delineare gli scenari dinamici di una materia come quella del processo penale, inevitabilmente condizionato da molte variabili.

            Scelte politiche, evoluzione sociale, dinamismi criminali possono assumere dimensioni e prospettive non facilmente valutabili a priori, risultando condizionati da una insondabile e imprevedibile molteplicità di fattori.

            Inoltre, in un contesto così fortemente variegato come quello della giustizia penale, ogni elemento che si voglia e si possa indicare, è sicuramente smentito da altri altrettanto significativi elementi.

            Pur con queste riserve e con queste cautele, qualche considerazione può essere sviluppata, pur costituendo forse solo la percezione soggettiva dell’osservatore, portato a privilegiare le proiezioni della propria sensibilità ovvero delle personali inclinazioni.

2.

            Tuttavia, non manca qualche elemento di maggiore solidità.

            Il primo al quale si può fare riferimento è costituito dalla propensione al superamento delle presunzioni, sia di rango assoluto, sia di regime intermedio.

            Sono molti i settori nei quali – soprattutto la giurisprudenza costituzionale – è intervenuta, ma sicuramente quello nel quale la qualità dell’intervento ha assunto una dimensione significativa è stato quello della condizione restrittiva, sia cautelare, sia esecutiva, sia penitenziaria.

            In estrinsecazione dell’art. 3 Cost., nel combinato disposto con i vari diritti costituzionali oggetto della scelta presuntiva del legislatore, si deve valutare la ragionevolezza delle diverse disposizioni operando una penetrante valutazione dei beni e degli interessi contrapposti.

            Il superamento ovvero l’attenuazione del dato presuntivo è assunto trasferendo al richiedente ed al giudicante la descrizione e la valutazione approfondita della specifica situazione che diventa quindi l’oggetto del giudizio.

            La decisione, in questo modo, si ritaglia sulla specificità del caso singolo che lo differenzia – spesso – dagli altri, seppur nel contesto generale dello schema oggetto di valutazione.

            Inevitabilmente il discorso si apre alla verifica successiva delle motivazioni poste a supporto delle decisioni di accoglimento o di rigetto.

3.

            Questo elemento innesta due ulteriori elementi.

            Il primo è sicuramente legato ai rafforzati diritti di cui il difensore è titolare nel “nuovo” modello processuale nel quale il suo ruolo attivo si è notevolmente accentuato.

            Oltre alle tradizionali attività, il modello processuale rinnovato fa emergere il peso del difensore attorno ad elementi processualmente strategici, impostati in specifiche iniziative processuali anche di natura prognostica. In questo contesto, più recentemente, si segnalano la necessità di oneri dimostrativi e di allegazione, uniti ad adempimenti formali ancorati al rispetto di rigorose scansioni temporali.

            Si tratta di adempimenti il cui mancato esercizio può determinare preclusioni e decadenze, con forti incidenze sugli esiti processuali. Invero, la materia processuale, lungi dall’essere consegnata (quasi) esclusivamente nelle mani del giudice, viene (in parte) affidata alle opzioni ed alle domande della difesa, con possibilità di definire (anche) la materia di giudizio.

            Questi ultimi elementi ne innestano altri che si stanno parallelamente evidenziando negli arresti giurisprudenziali sovranazionali e domestici.

            Si sostiene, cioè, che il giudice deve sempre rispondere alle domande in fatto e in diritto prospettate dalle parti, evitando il ricorso alla comoda soluzione della declaratoria di inammissibilità.

            Parimenti, deve escludersi la possibilità di una non decisione sulla scorta di una ritenuta incompatibilità o inconciliabilità a priori della richiesta, essendo necessaria una puntuale verifica di quanto sostenuto.

            Ancora, è necessario che gli Stati svolgano indagini complete a tutela delle vittime così da assicurare la completezza delle indagini, mettendo in essere anche gli strumenti tecnici e le risorse per l’individuazione dei responsabili.

4.

            È assolutamente prematuro prefigurare un sistema processuale sorretto dalla “lealtà processuale” delle parti, lontana, per un verso, dall’abuso del diritto e del contempt of the court e, dall’altro, dalla rigorosa direzione istituzionale dell’attività dell’accusa.

            Scenari del tutto futuribili, ma su cui si potrebbe iniziare una qualche riflessione.