LE RAGIONI DELLA RIFORMA – INTERVISTA A STEFANO CECCANTI
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Referendum sulla giustizia. Le ragioni della riforma
Separando davvero le carriere a partire dal Csm si consente a gip e gup di poter dire di no ai pm in quella fase, in cui oggi la loro subalternità odierna porta a colpire le persone, rendendole vittime di un processo mediatico. Molti vengono poi assolti in seguito, ma questo non compensa il calvario precedente.
Intervista a Stefano Ceccanti
Professore ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università di Roma – “La Sapienza”, già Senatore della Repubblica, Deputato e membro della Commissione Affari Costituzionali
(a cura della redazione di Diritto di Difesa)
La riforma è stata spesso rappresentata come uno spartiacque epocale. Ritiene che la separazione delle carriere segni un completamento del modello accusatorio o una rottura con la tradizione costituzionale, che ad alcuni è apparsa persino eversiva?
La riforma è senza dubbio il completamento del modello accusatorio che richiedeva per coerenza la decisione dell’unico Csm. Se le carriere sono separate non ci può essere un organo amministrativo di vertice in cui giudici e accusatori influenzano a vicenda le rispettive carriere. È anche il completamento della riforma dell’articolo 111 della Costituzione che parla del giudice terzo. Essa fu approvata nel vivo della polemica tra i pm di Milano e Berlusconi che non consentiva di risolvere per intero il problema, ma costituiva una voluta apertura per il futuro a quell’esito.
In che misura la separazione delle carriere può rafforzare il principio di terzietà del giudice e la cultura della giurisdizione, come previsto dall’art. 111 Cost.?
L’impatto è sul punto delicato del sistema, le indagini preliminari. Separando davvero le carriere a partire dal Csm si consente a gip e gup di poter dire di no ai pm in quella fase, in cui oggi la loro subalternità odierna porta a colpire le persone, rendendole vittime di un processo mediatico. Molti vengono poi assolti in seguito, ma questo non compensa il calvario precedente.
Avverte il rischio di una sottoposizione del PM all’esecutivo o di una menomazione all’indipendenza della magistratura?
No, si tratta di una costruzione senza fondamento nelle norme.
Si parla di due CSM, due organi di governo autonomo. È una maggiore garanzia di indipendenza o un rischio di duplicazione corporativa?
La prima perché l’unità del Csm comporta un’ingerenza reciproca nelle carriere di giudici e accusatori che è incoerente col resto del sistema.
La riforma si accompagna alla previsione di un’Alta Corte disciplinare. È un passo verso una maggiore trasparenza o un possibile vulnus per l’autonomia?
La prima anche perché non solo la composizione garantisce la classica prevalenza a due terzi dei componenti togati che si ha nel Csm, ma divide anche il terzo residuo tra nomine presidenziali e parlamentari, diminuendo il possibile tasso di politicizzazione.
Non teme che l’attuale dibattito, più che sul merito della riforma, sia divenuto eccessivamente polarizzato, segnato da paure e retaggi di categoria?
Temo più una polarizzazione che faccia riferimento a partiti e coalizione, che negherebbe però il valore del referendum, che è un correttivo pensato per consentire ai singoli elettori di scegliere anche in modo diverso dal partito e dalla coalizione che votano alle elezioni politiche.
Come valuta la tesi secondo cui la separazione indebolirebbe il “corpo intermedio” della magistratura e la sua unità democratica?
Questo argomento prova troppo: va contro il codice Vassalli più che contro la riforma odierna. Si vuole forse tornare al processo inquisitorio?
C’è un rischio che la riforma, pur nobile nelle intenzioni, venga strumentalizzata nella dialettica politica e perda il suo significato istituzionale?
Appunto perché il rischio esiste abbiamo sviluppato l’iniziativa della “Sinistra che vota sì” per favorire un giudizio puntuale sganciato da logiche di schieramento politico.
Quale valore attribuisce alla separazione delle carriere in termini di tutela dell’imparzialità del giudice e di equilibrio fra poteri?
Il punto è che la separazione garantisce l’equilibrio dentro il potere giudiziario, tra pm e giudici nelle indagini preliminari a favore dei cittadini. Non incide sull’equilibrio tra i poteri.
Qual è, secondo lei, l’elemento più frainteso del progetto di riforma?
L’evocazione di una dipendenza dal Governo che non ha agganci testuali.
Ritiene che la separazione delle carriere sia una battaglia riconducibile soltanto alla destra politica, o piuttosto un tema che attraversa anche il pensiero riformista e le culture giuridiche garantiste di ispirazione progressista?
Qualifica la parte progressista come del resto il nuovo Codice Vassalli di cui è il completamento. O qualcuno vuole sostenere che fosse più progressista il processo inquisitorio?