L’ATTENDIBILITÀ INTRINSECA E I DATI SCIENTIFICI RILEVANTI – DI GIUSEPPE SARTORI
SARTORI – LA ATTENDIBILITÀ INTRINSECA E I DATI SCIENTIFICI RILEVANTI.pdf
L’attendibilità intrinseca e i dati scientifici rilevanti.
di Giuseppe Sartori*
Il contributo propone una “checklist” per valutare l’attendibilità intrinseca di una testimonianza in ambito forense. Per l’autore la testimonianza va considerata autonoma e valutata soprattutto sulla sua coerenza interna, nella logica e nella ricchezza di dettagli e la verifica non deve limitarsi al racconto, ma tenere conto anche dei dati scientifici sulla memoria, perché la sola coerenza narrativa non garantisce che il ricordo sia accurato. La checklist proposta serve a ricostruire in modo sistematico i punti di forza e di debolezza del racconto, soprattutto quando mancano riscontri esterni. I fattori da analizzare riguardano tre grandi aree: caratteristiche dell’evento, caratteristiche del testimone e influenze suggestive esterne. Il contributo elenca poi molti parametri concreti da controllare: distanza temporale dai fatti, presenza di dettagli centrali o periferici, eventuali contraddizioni, età e personalità del testimone, suggestionabilità, ripetizione del racconto, domande suggestive, eventuali contatti con altri soggetti e possibili effetti di psicoterapia o alcol/droga.
« Ogni persona ha la capacità di testimoniare »[1] e sotto il profilo giuridico le dichiarazioni del teste sono da considerarsi autosufficienti in quanto viene esclusa la necessità che la testimonianza debba essere corroborata dai cosiddetti “elementi di riscontro” dovendo il Giudice «limitarsi a verificare l’intrinseca attendibilità della testimonianza stessa, partendo però dal presupposto che, fino a prova contraria, il teste riferisce fatti obiettivamente veri, o da lui ragionevolmente ritenuti tali».
Importante quindi è comprendere cosa significa “fino a prova contraria” che non significa che «la deposizione testimoniale non possa essere disattesa se non quando risulti positivamente dimostrato il mendacio, ovvero il vizio di percezione o di ricordo del teste, ma solo che devono esistere elementi positivi atti a rendere obiettivamente plausibile l’una o l’altra di dette ipotesi (Mendacio o difetto di percezione/decodificazione)»[2].
La questione della valutazione complessiva delle dichiarazioni diventa particolarmente problematica quando esse sono valutate sulla base dei principi della attendibilità intrinseca essendo questa un criterio di valutazione effettuato solo sulla base delle caratteristiche della narrazione. Una narrazione viene detta intrinsecamente attendibile quando è logica, coerente, circostanziata nel tempo e nello spazio, ricca di dettagli etc. L’attendibilità intrinseca riguarda, quindi, un giudizio formulato nei riguardi di un testimone per il cui racconto non è possibile trovare riscontri esterni. Tipici casi sono quelli dei testimoni/vittime di abusi sessuali nei quali il problema della valutazione della attendibilità intrinseca riguarda le dichiarazioni della persona offesa.
La valutazione dell’attendibilità intrinseca è processo olistico in quanto molto complesso non essendoci una verità nota (quella che in ambito scientifico viene chiamata la ground truth) vi è una grande difficoltà nella valutazione complessiva. Infatti, diversamente dagli studi scientifici, nel processo penale non esiste un dato certo noto al valutatore (il Giudice) ma il processo esiste proprio per ricostruire una verità processuale che si vorrebbe essere molto prossima alla verità storica.
Secondo la giurisprudenza non vi è differenza nella possibilità di stimare l’accuratezza del ricordo di un testimone valutato sulla base di riscontri esterni (attendibilità estrinseca) e sulla base della attendibilità intrinseca. Sotto il profilo scientifico è provato, invece, che l’attendibilità intrinseca non garantisce che il ricordo del testimone sia accurato e la prova più convincente è quella della valutazione delle dichiarazioni dei rapiti dagli alieni. Se noi dovessimo decidere se gli alieni esistono sulla base del semplice racconto dei “rapiti dagli alieni” valutando questo racconto sono i criteri della attendibilità intrinseca si arriverebbe alla conclusione che il racconto è attendibile perché ha la struttura e le caratteristiche richieste.
Posto che nella valutazione della testimonianza vi è l’assunzione di veridicità (ciò che dice il testimone è vero fino prova contraria) vi è il problema di identificare che cosa può essere utilizzato come prova contraria. In questo articolo, riportiamo i dati scientifici utili a saggiare la qualità complessiva della narrazione testimoniale alla luce delle leggi scientifiche note.
La tesi che sosteniamo è che il conflitto o la coerenza con il dato scientifico può rappresentare un dato a favore o contro una particolare conclusione circa l’attendibilità intrinseca. Per facilitare l’analisi del caso specifico riporto di sotto una checklist che può essere usata per produrre una sistematica ricognizione dei punti di forza e di debolezza di una testimonianza che deve essere vagliata con i criteri della attendibilità intrinseca. Le checklist sono delle procedure standardizzate molto usate in psicologia e psicopatologia in quanto permettono da una parte la flessibilità della valutazione qualitativa e dall’altra garantiscono che tutti gli aspetti rilevanti siano presi in considerazione. Il clinico, utilizzando una checklist è in grado di analizzare in modo sistematico il caso che sta esaminando così da evitare di tralasciare approfondimenti di aspetti che poi potrebbero rivelarsi importanti. Lo scopo della checklist è quello di mettere a disposizione di magistrati, avvocati e consulenti uno schema di analisi sistematica del caso in esame. È di particolare utilità quando i riscontri esterni non siano disponibili o nel caso in cui siano disponibili ma non riguardino elementi centrali all’interesse processuale. La valutazione può essere utile a analizzare in modo sistematico ed esplicito gli aspetti che poi saranno oggetto di una valutazione complessiva della attendibilità intrinseca.
La checklist va compilata in base alla documentazione processuale e, se possibile, dovrebbe essere segnalato il grado di evidenza per ogni parametro. La checklist è a valutazione qualitativa ed ha il solo scopo di facilitare l’analisi sistematica del caso forense di interesse ed è da considerare che la valutazione del dato deve essere effettuata tenendo presente i fattori che modulano il dato stesso. Ad esempio, prendiamo la distanza di tempo e il suo effetto potenziale sul ricordo. E’ scientificamente appurato che tale effetto viene influenzato dall’età del testimone e quindi un anno di distanza in un soggetto di 30 anni non ha lo stesso impatto sull’accuratezza rispetto in un bambino di 4 anni o di un grande anziano di 85 anni, visto che la capacità di ricordare eventi autobiografici a 4 anni e a 65 anni è nettamente peggiore, ceteris paribus, rispetto a 30 anni.
Questa checklist aiuta a identificare i punti di forza e di debolezza della narrazione testimoniale e quindi a mettere a disposizione del Giudice e delle parti processuali un’analisi dei punti di forza e di debolezza del racconto. Tutti i fattori elencati sono stati oggetto di numerosissime ricerche scientifiche che ne confermano la rilevanza.
Per quanto riguarda le caratteristiche psicologiche del testimone è importante tener presente che l’analisi psicologica del testimone è solitamente disposta dal Giudice in situazioni molto particolari quando, ad esempio, vi sono dubbi, a seguito di psicopatologia conclamata, circa l’idoneità a rendere valida testimonianza. Ci sono, però, molti aspetti delle caratteristiche psichiche del testimone che sono rilevanti per l’accuratezza del suo ricordo. Ad esempio, se è un soggetto istrionico tenderà ad esagerare nelle sue descrizioni (il “drama queen”). Se l’indagato ha un lieve ritardo mentale potrebbe facilmente confessare falsamente un reato che non ha commesso e così via. È da tener presente che le caratteristiche psicologiche del testimone interagiscono con le caratteristiche del fatto che viene riferito. Ad esempio, un testimone istrionico non andrà a riferire in modo alterato fatti non confondibili (es. spegnimento di sigaretta sulla gamba) ma potrebbe riferire in modo alterato fatti il cui racconto viene influenzato dalle sue caratteristiche di personalità (es. maltrattamento). L’utilità della checklist è quella di aiutare a valutare quanto del ricordo è da considerarsi “fisiologico” e quanto invece “patologico”. C’è inoltre da tener presente che il ricordo “patologico” non necessariamente è indicativo di menzogna essendoci altre condizioni nelle quali il testimone racconta eventi a bassa accuratezza ma che lui ritiene di riferire in modo accurato (es. autoinganno, dissonanza cognitiva, influenzamento della personalità sullo stile narrativo, ecc.).
A. Caratteristiche dell’evento che è oggetto del ricordo
In questa sezione vengono elencati i principali parametri da tenere in considerazione che vanno a determinare la complessità narrativa dell’evento. La distanza di tempo, le caratteristiche del fatto, ecc. sono tutte caratteristiche che devono essere analizzate approfonditamente prima di formulare un parere che tenga in considerazione tutti gli elementi in gioco.
- Distanza temporale tra fatto e prima rivelazione. La distanza temporale fra momento del fatto e momento del ricordo è uno dei parametri che maggiormente influenzano l’accuratezza del ricordo. Il fenomeno consiste nel progressivo aumento dell’inaccuratezza del ricordo (oblio) all’aumentare del tempo, secondo una legge esponenziale (l’oblio è più marcato nel primo periodo ma la velocità con cui peggiora il ricordo si riduce successivamente). Questo fenomeno vale indipendentemente dal tipo di contenuto della memoria (es. sillabe senza senso, numeri, parole, fatti autobiografici). Alcune componenti del ricordo (es. nucleo centrale) sono più resistenti all’oblio di altre (es. dettagli periferici). Da tener presente che questo fattore non ha un effetto indipendente dagli altri ma interagisce, ad esempio, con l’età del testimone. Il bambino, a parità di distanza temporale, ricorda meno accuratamente dell’adulto, ecc. Identificare il lasso di tempo che intercorre dall’evento oggetto della testimonianza, la prima narrazione e le dichiarazioni successive.
- Caratteristiche del fatto. La descrizione del fatto è molto importante ed è necessario ricostruire se si tratta di un fatto potenzialmente confondibile/travisabile (es. pulire sedere a un bambino) e fatto non confondibile/non travisabile/unico (es. colpire la spalla con un coltello). La valutazione circa il livello di confondibilità del fatto è uno dei parametri più importanti al fine di stimare l’accuratezza del ricordo. Il ricordo di fatti non confondibili è, a parità di tutto il resto, più accurato. I fatti confondibili sono anche quelli sui quali è massimo l’effetto delle informazioni post-evento (es. domande suggestive, immaginazione, rimuginazione, ecc.). Da tenere presente che alcuni fatti penalmente rilevanti si distinguono da quelli non penalmente rilevanti per piccole differenze. Ad esempio, nel descrivere un maltrattamento l’esatto ricordo di quello che era successo immediatamente prima è fondamentale per la qualificazione del reato. Non, quindi, solo la sberla ma anche quello che è successo prima della sberla. Quindi una ricostruzione esatta della complessità del fatto da ricordare è molto importante al fine di ricostruire l’accuratezza potenziale del racconto. Descrivere il fatto ricavandolo dal capo di imputazione e categorizzandolo come fatto non confondibile (con altri fatti es. spegnimento di sigaretta sulla mano) da fatti complessi e sfuocati potenzialmente confondibili (es. maltrattamento).
- Caratteristiche sensoriali del ricordo. Le caratteristiche sensoriali (es. odori, colori) sono caratteristiche che non sono sempre presenti nei resoconti testimoniali. Sono proprietà delle memorie flashbulb (memorie fotografiche, es. attacco alle Torri gemelle), che nel senso comune sono ritenute essere più stabili. In realtà, le memorie traumatiche, come le flashbulb, sembrano seguire gli stessi meccanismi di funzionamento delle memorie più comuni anche se l’ampiezza degli effetti risulta essere ridotta. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare l’eventuale presenza di caratteristiche sensoriali (es. Ricordo di conversazioni, condizioni atmosferiche, colori dei vestiti, odori, sensazioni, ecc.).
- La Memoria traumatica. È comune ritenere che la memoria di eventi traumatici sia più stabile nel tempo rispetto alla memoria di eventi non traumatici. In realtà, si è visto come la memoria di eventi traumatici segua, in gran parte, gli stessi meccanismi delle memorie non traumatiche. In particolare, reminiscenze e dettagli dimenticati da una rievocazione all’altra sono presenti in percentuali simili. Nel caso in cui comunque l’evento fosse stressante, l’attività cognitiva risente di un eccessivo livello di arousal e quindi la prestazione può non essere adeguata. la legge di Yerkes-Dodson segnala come il massimo della prestazione si ottenga a livelli moderati di attivazione; livelli eccessivi o troppo bassi di arousal portano invece a prestazioni più ridotte. Descrivere le componenti particolarmente traumatiche del fatto da ricordare tenendo presente che tutti i reati hanno un elevato livello di emotigenicità rispetto agli altri fatti della vita quotidiana.
- Presenza/assenza di condizioni che facilitano la dissonanza cognitiva e altre emozioni negative come il senso di colpa e il pentimento. La dissonanza cognitiva, il regret e il senso di colpa sono emozioni che possono modulare il ricordo quando i fatti da ricordare sono confondibili. Ad esempio, la dissonanza cognitiva modula il ricordo rendendolo più accettabile per il soggetto. Il pentimento e il senso di colpa spingono il soggetto a modulare il ricordo confondibile. Ricordarsi che le emozioni negative ricordo l’accuratezza nel ricordo dei dettagli periferici. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se ci sono le condizioni perché il ricordo sia soggetto agli “aggiustamenti” dovuti alla dissonanza cognitiva e alle emozioni negative come il pentimento e il senso di colpa.
- Ricordo di schemi (azioni ripetute). Gli schemi guidano il modo in cui un testimone interpreta l’avvenimento a cui assiste e quindi possono, potenzialmente, modificarne anche il ricordo. Quando le persone ripetono frequentemente un’esperienza creano rappresentazioni mentali generali dell’evento detti script (copioni). Gli script accomunano esperienze singole o specifiche e consentono di generalizzare le caratteristiche di eventi diversi. Essi aiutano la rievocazione della struttura generale dell’avvenimento, ma il racconto non è necessariamente accurato perché singoli dettagli possono essere inseriti pur non facendo parte degli avvenimenti realmente vissuti. Nell’analizzare la testimonianza è necessario distinguere il ricordo di copione dal ricordo di eventi unici. Il ricordo del copione è un racconto di quello che si fa di solito. Riferire come si è fatta colazione è un ricordo di copione. Nel valutare il ricordo autobiografico è quindi necessario effettuare questa distinzione tenendo presente che la testimonianza di interesse non è quella riferita al caso specifico e non a quello che succede di solito. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se l’evento è riconducibile a uno schema (es. lavarsi in bagno al mattino, andare al ristorante) o ad una variante di schema. In altre parole, il racconto riguarda evento insolito o evento ripetuto?
- Ripetizione del racconto. Può succedere che il testimone abbia discusso con terzi del contenuto del suo ricordo. La ricostruzione del numero e della tipologia di ripetizioni è importante al fine di valutare l’eventuale rischio di distorsioni. Il numero di ripetizioni non documentate (cioè il cui contenuto non può essere verificato) determina un aumento delle diversità delle informazioni. Può inoltre consolidare il racconto stesso riducendo gli effetti del passare del tempo sull’oblio. i racconti informali della vicenda effettuati a terze persone includono conversazioni ed eventualmente domande suggestive non controllabili. La ripetizione del ricordo ha effetti di consolidamento non solo dei ricordi corretti ma anche degli errori. Ad esempio, aumenta la sicurezza con cui, soggettivamente, il testimone valuta il suo ricordo. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare il numero di ripetizioni del racconto (sia nel caso di ripetizioni documentabili, sedi ufficiali come SIT o incidente probatorio, sia nel caso di ripetizioni non documentabili, quindi non verificabili).
- Ricordo di eventi vissuti in prima persona o a cui si è assistito. C’è da tener presente che il ricordo di azioni messe in atto in prima persona è migliore rispetto ad azioni viste ma non direttamente agite. È necessario quindi identificare le porzioni del racconto che si riferiscono ad azioni (es. sono entrato nella stanza) e distinguerle dalle porzioni che riguardano percezioni (es. ho visto che ha preso la penna dal tavolo). Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Descrivere l’evento avendo cura di distinguere azioni effettuate da percezioni o da percezioni di azioni effettuate da altri.
- Ricordo di conversazioni e motivazioni vs ricordo di fatti/eventi. A parità di tutto il resto il ricordo di conversazioni e di motivazioni è molto meno accurato del ricordo di eventi. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Descrivere il contenuto del ricordo distinguendo eventi/fatti da conversazioni e da motivazioni.
- Discrasie interne al racconto. Le contraddizioni interne/incoerenze possono essere di varie tipologie: dimenticanza (il testimone omette di riportare un’informazione presente in una precedente dichiarazione); reminiscenza (il testimone introduce un’informazione precedentemente mancante); incoerenza (il testimone produce informazioni discordanti in due dichiarazioni diverse). Si ritiene che un maggior numero di contraddizioni corrisponda ad una minor accuratezza della dichiarazione. Infatti, in diversi studi, si è visto come l’accuratezza delle affermazioni coerenti sia risultata essere molto elevata (95%), mentre quella delle affermazioni che si contraddicono risulti essere nettamente inferiore (45%). Le dimenticanze e le reminiscenze hanno un’accuratezza che si colloca fra i ricordi coerenti e le contraddizioni in termini percentuali. C’è da precisare che l’incoerenza in due o più affermazioni non predice necessariamente l’accuratezza dell’intera testimonianza del soggetto, ma riguarda appunto esclusivamente le parti della testimonianza che si contraddicono tra loro. In altri studi, invece, è risultato che la correlazione fra numero di contraddizioni ed accuratezza globale della narrazione sia bassa e impedisca di corroborare la fiducia che è riposta su questi criteri dalla giurisprudenza. In generale quindi, si può dire che esiste un tasso di discrasie fisiologiche quando il testimone racconta lo stesso fatto più volte, ma la percentuale di difformità non può essere elevata. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare le contraddizioni in racconti ripetuti del medesimo evento distinguendo fra discrasie del nucleo centrale e discrasie nei dettagli periferici.
- Arricchimento del ricordo (reminiscenza). È possibile che ci siano dettagli che non vengono raccontati subito, ma che emergano nelle interviste successive. Le ricerche indicano che l’arricchimento del ricordo come fenomeno spontaneo non avviene per molti elementi (< 20%) e riguarda solo gli elementi periferici del ricordo. Una minima quantità di reminiscenze è presente nei racconti di tutti i soggetti in condizioni sperimentali controllate. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare i dettagli ricordati solo nelle dichiarazioni successive avendo cura di segnalare se la reminiscenza riguarda dettagli periferici (fenomeno genuino) o coinvolge anche aspetti centrali (chi, come, dove e quando del fatto di interesse).
- Oblio fra un resoconto e l’altro. Soprattutto quando le interviste vengono effettuate a molta distanza di tempo dal fatto, è comune che il testimone non ricordi ciò che aveva ricordato nelle volte precedenti. Questo fenomeno si verifica in particolare per gli elementi periferici del racconto, mentre il nucleo centrale rimane intatto ed è sempre presente. Anche i dettagli dimenticati, come le reminiscenze, hanno un’accuratezza di poco inferiore rispetto ai ricordi coerenti. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare i dettagli dimenticati e valutare il numero e percentuale degli stessi.
- Nucleo centrale e dettagli periferici. Il nucleo centrale del fatto (chi, come, dove, quando, perché) non subisce nel tempo variazioni a livello di contenuto nella memoria, mentre gli elementi periferici (colore, emozioni, sensazioni, ecc.) tendono ad essere modificati e maggiormente soggetti all’influenza del tempo e delle domande suggestive. Quindi, diversità negli elementi periferici del racconto sono relativamente comuni, in generale invece deve essere costante il contenuto degli elementi centrali. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se le diversità riguardano elementi centrali o elementi periferici del racconto.
B. Le caratteristiche del testimone che possono modulare il suo ricordo.
Fattori di rischio che dipendono dalle caratteristiche stesse del testimone (es. stadio evolutivo, presenza di disturbi psicopatologici, ecc.).
- Età del testimone. Con l’invecchiamento, vi è un calo nell’accuratezza della testimonianza oculare: la prestazione di un uomo di 60 anni, senza deficit neuropsicologici particolari, non è uguale a quella di una persona di 20 anni, anche se tale prestazione varia da individuo a individuo, pertanto sarebbe necessario un esame neuropsicologico per valutare il livello delle funzioni cognitive (in particolare, del ricordo accurato di un evento). Gli anziani, inoltre, risultano essere più suggestionabili rispetto ai soggetti più giovani. Bambini ed anziani quindi hanno una capacità di ricordare ridotta e sono maggiormente vulnerabili agli effetti distorsivi. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare l’età del testimone, elementi diretti o indiretti dai quali si può desumere una eventuale inefficienza o iperefficienza cognitiva non patologica (se patologica rientra in un altro punto della checklist).
- Personalità del testimone. La personalità del testimone può influenzare il modo in cui alcuni eventi possono essere interpretati e quindi raccontati. Ad esempio, nel caso della personalità istrionica, il soggetto tende ad esagerare nella narrazione dei fatti, dando coloriture drammatizzanti al fatto stesso (es. reati sessuali). Qui stiamo parlando non tanto di franca psicopatologia (paziente delirante con disturbi del pensiero e della percezione) quanto di quella psicopatologia sottosoglia che può incidere “colorando” il racconto (es. aspetti istrionici, narcisistici, ecc.). Questi aspetti non hanno effetto su informazioni “atomiche” (es. sono andato a Venezia il week end scorso”) ma sul racconto delle informazioni come la motivazione di un’azione, l’interpretazione del comportamento di altre persone, ecc. Possono quindi influenzare le informazioni di contorno che in alcuni casi possono essere poco rilevanti ma in altri casi invece hanno grande rilevanza. Alcune psicopatologie sono accompagnate dalla “overgeneral memory”, caratterizzata da un racconto povero di dettagli. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare quanto ricostruibile circa la personalità del testimone ed eventuali psicopatologie (es. DPTS) e quali effetti può avere la sua personalità sul modo in cui racconta i fatti.
- Presenza di disabilità intellettiva/altra psicopatologia. La presenza di questi disturbi può incidere sul ricordo autobiografico o compromettere l’esame di realtà. Dalla letteratura scientifica emerge come persone con ritardo mentale non ricordino gli eventi in maniera accurata, e producano un gran numero di confabulazioni o intrusioni. Inoltre, hanno una maggiore tendenza ad essere influenzati dagli altri, a produrre ricordi alterati dalle domande suggestive, ecc. Individui con alcune forme di psicopatologia, come la depressione, tendono a focalizzare l’attenzione su altri aspetti dell’evento e a sviluppare falsi ricordi, quando ci siano elementi attinenti la loro psicopatologia. Nel caso della depressione, ad esempio c’è un ricordo chiamato overgeneral memory (un ricordo molto schematico e privo di dettagli). Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Citare evidenze cliniche di un’eventuale disabilità intellettiva/psicopatologia e loro impatto potenziale sulla accuratezza del ricordo.
- Grado di sicurezza con cui il testimone racconta. Alcuni lavori fatti su questo argomento riportano che i dettagli, ricordati con maggiore sicurezza, sono anche quelli più accurati e, viceversa, quelli ricordati con minore sicurezza sono anche quelli meno accurati. Risulta però che la relazione tra grado di certezza dei testimoni e il grado di accuratezza della testimonianza sia debole. Il grado di sicurezza nel ricordo deve essere trattato con particolare attenzione in quanto le ricerche dimostrano che laddove esiste una correlazione esiste sia per le risposte corrette che per quelle scorrette. Sembra quindi molto problematico ricostruire l’accuratezza sulla base della sola sicurezza con cui il testimone valuta la sua stessa dichiarazione. Il grado di sicurezza inoltre aumenta all’aumentare del numero di ripetizioni. In altre parole, l’aver già detto una cosa aumenta la sicurezza con cui il testimone la riferisce. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare il grado di sicurezza del testimone ricostruendo dalle sue dichiarazioni questo aspetto.
- Source monitoring. Il source monitoring si riferisce alla capacità di discriminare l’origine di un ricordo. Esempio: se ho fatto qualcosa oppure ho visto qualcun altro farlo, se ho assistito a un evento oppure se l’ho immaginato, se ho sentito direttamente qualcuno dire qualcosa riguardo a un fatto o l’ho letto da qualche parte. Il reality monitoring è uno specifico tipo di source monitoring e riguarda la capacità di discriminare tra eventi interni (es. immaginati) o esterni (es. visti, sentiti). Errori nel reality monitoring possono portare alla costruzione di false memorie. Da tener presente che nel caso in cui il testimone sia un bambino queste capacità presente o assente così come il testimone maturano verso i 5 anni. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare la presenza di una possibile confusione della sorgente.
- Motivazione. Con motivazione, in questo contesto, si fa riferimento al grado di interesse che il testimone ha nel destino del processo (es. moglie che testimonia a favore del marito), e più in generale a fonti di influenzamento che possono avere orientato le dichiarazioni rese. Distinguiamo tra motivazioni esterne e motivazioni interne: le prime sono volte a ottenere vantaggi non legati a utilità psicologiche della persona (es. vantaggi economici); le seconde modificano inconsapevolmente il ricordo per soddisfare una necessità psicologica della persona. Facciamo qui riferimento alle motivazioni interne. La presenza di questo tipo di motivazioni può rendere la testimonianza meno accurata o comunque risultare ipertrofica o ipotrofica in relazione al direzionamento della motivazione. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare la presenza di una possibile motivazione alla base del racconto. Valutare l’intensità della motivazione. Alcune motivazioni sono interne (es. dissonanza cognitiva).
C. Influenze suggestive esterne.
Stimoli suggestivi esterni (es. l’autorità dell’interrogante, la particolare formulazione delle domande, ecc.) che possono spingere il soggetto ad accettare e poi incorporare informazioni post-evento all’interno del suo sistema mnestico.
- Modalità di rivelazione del fatto. Il racconto spontaneo e vicino al fatto è da considerarsi il racconto più accurato. Le domande suggestive inducono un elevato rischio di errore nel ricordo e questi errori hanno il problema di propagarsi anche ad eventuali successive narrazioni libere. Gli effetti delle domande suggestive sono massimi nei testimoni deboli (bambini ed anziani). Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare la modalità di rivelazione del fatto (racconto spontaneo, a persona terza, a familiare, presenza di domande ripetute, che richiedono risposte si/no, ecc.).
- Domande suggestive e suggestionabilità. La suggestionabilità “fa riferimento alla facilità con cui un individuo adotta ed inserisce nel proprio ricordo contenuti non veri che facevano invece parte delle domande ricevute.”. In diversi studi, si è visto come informazioni fuorvianti, proposte anche sotto forma di domande suggestive, possano alterare il ricordo del testimone, avendo le domande suggestive un potenziale distorcente molto elevato. Le domande suggestive su elementi periferici introducono errori potenziali più facilmente rispetto ad elementi centrali. Infine, più le domande suggestive vengono fatte a ridosso del fatto che deve essere descritto, meno ci sono distorsioni: quindi più la distanza di tempo in cui i soggetti sono esaminati per la prima volta con domande suggestive, più rispondevano in modo errato. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse – Riportare le eventuali domande suggestive da valutare in relazione al livello di suggestionabilità del testimone.
- Domande inaspettate. Una domanda viene detta inaspettata quando è una domanda che chiede una risposta ragionata nel caso del mentitore e una risposta invece automatica nel caso del soggetto sincero. Le domande inaspettate cioè non sono prevedibili da parte del mentitore, che per questo motivo non sarà in grado di predisporre la risposta in anticipo. Poiché il mentitore, nell’improvvisare una risposta, deve mettere in atto una serie di operazioni mentali complesse, vi sarà un aumento nei tempi di risposta. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse – Riportare le eventuali domande inaspettate e il tipo di risposta ad esse fornita.
- Contagio dichiarativo. Nel caso in cui i testimoni si confrontino tra loro sugli avvenimenti in esame, si verifica un cambiamento nel ricordo dei vari testimoni, i quali assorbono le informazioni acquisite dagli altri, portando spesso a un ricordo che si discosta dai fatti realmente accaduti. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se il testimone ha sentito sullo stesso fatto altre persone coinvolte nella vicenda ricostruendo, laddove possibile, la catena dei contatti.
- Assistenza psicologica/psicoterapica. Aver ricevuto assistenza psicologica/psicoterapica, antecedentemente alla prima rivelazione del fatto, può influenzare la genuinità della testimonianza, portando alla creazione di falsi ricordi. Ci sono stati vari casi in cui il testimone, in seguito a psicoterapia, ha riferito ricordi inerenti a presunti abusi avvenuti nell’infanzia, poi rivelatisi falsi ricordi. In uno studio, gli autori utilizzando l’ipnosi hanno spinto i partecipanti a descrivere la festa del loro primo compleanno, anche se gli stessi individui avevano inizialmente sostenuto di non ricordarselo. Infatti, è altamente improbabile che una persona ricordi eventi accaduti prima dei tre anni di vita (amnesia infantile). Un’altra tecnica che può provocare falsi ricordi è quella dell’immaginazione guidata. In una ricerca di Hyman e Pentland (1996), si era fatto ricordare ai soggetti un avvenimento improbabile, quale l’aver versato del punch sul vestito della madre della sposa ad un matrimonio che non c’era mai stato: circa il 25% dei partecipanti aveva “ricordato” tale episodio. Anche l’EMDR, richiedendo al soggetto di immaginare l’evento di interesse, presenta questo tipo di problemi. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare la presenza di un eventuale percorso psicoterapico e se la tecnica psicoterapica usata si basa sull’utilizzo dell’immagine mentale. L’intervento psicoterapeutico prima delle dichiarazioni all’autorità giudiziaria, seppur altamente sconsigliato dalle linee guida, è procedura frequentemente utilizzata.
- Effetto arma – Elementi della scena che catturano l’attenzione. L’effetto di focalizzazione sull’arma (weapon-focus effect) fa riferimento al fatto che l’attenzione, in presenza di un’arma (o più in generale di un elemento inusuale rispetto al contesto), si focalizzi su tale oggetto rendendo il soggetto cieco alle diverse parti della scena. Questo fenomeno riduce in maniera significativa l’accuratezza del riconoscimento del volto del reo da parte dei testimoni oculari: poiché appunto l’attenzione viene rivolta all’arma, piuttosto che al volto dell’aggressore. L’arma non necessariamente deve essere presente sulla scena ma la sua funzione distraente può essere svolta da qualunque altro tipo di informazione saliente idonea a catturare l’attenzione. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Riportare la presenza di un possibile “effetto arma” o ogni altra caratteristica della situazione idonea a catturare l’attenzione del testimone e a ridurre l’accuratezza nel resoconto dei dettagli.
- Effetti di alcol e droga. In caso di intossicazione alcolica, anche lieve, l’accuratezza del ricordo diminuisce. L’inaccuratezza maggiore si osserva nel ricordo di dettagli. Possono esserci delle lacune mnestiche chiamate blackout alcolici. Maggiore è il livello di intossicazione, peggiore era il ricordo ed il peggioramento era marcato nel ricordo di dettagli periferici, ma quasi nullo nel ricordo del nucleo centrale. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se il testimone si trovava sotto l’effetto di alcol e/o droga al momento dell’evento o durante la rievocazione specificando eventuali dati oggettivi a supporto.
Le domande che seguono si applicano solo se il caso riguarda identificazione/riconoscimento di persona sconosciuta.
- Identifica negli atti d’indagine le motivazioni alla base della individuazione preliminare del sospettato. Molte volte una scelta preliminare errata si trascina poi in avanti soprattutto se le fasi successive non seguono le indicazioni più rigorose (ad es. i testimoni descrivono un esibizionista con smart bianca e gli investigatori identificano come primo sospettato l’unico esibizionista della città che possiede una smart bianca). Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. – Indicare se è stata esplicitata la preselezione da parte degli investigatori il sospettato da inserire nel line-up. Questo è un passaggio centrale in quanto la fondatezza motivazionale dell’inserimento del sospettato è la prima di un una serie di criticità.
- Doppio cieco. Verifica se il riconoscimento è stato fatto in doppio cieco. Doppio cieco significa che ci devono essere due line-up uno con sospettato presente ed uno con sospettato assente. L’incaricato che conduce il riconoscimento non deve sapere se il sospettato è presente o assente così come non deve saperlo il testimone che effettua il riconoscimento. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse (raramente viene fatto).
- Numero di “birilli” nel line-up. Il line-up o il photo lineup è stato costruito con almeno 6 distrattori oltre al sospettato. La probabilità di identificare il sospettato senza di fatto ricordarlo è infatti 1 diviso il numero di distrattori. Se c’è un solo altro “birillo” la probabilità di indicare il sospettato per puro caso è del 50%. Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse. Il numero di birilli va a determinare la percentuale di errore che può nascere da una persona che “tira a a caso” sulla sola base di una generica somiglianza.
- Corrispondenza con descrizione del testimone. I distrattori (birilli in gergo investigativo) e il sospettato corrispondono tutti alla descrizione verbale fatta dal testimone? Ad esempio, se il testimone dice che ha visto un maschio calvo di 50 anni, tutti i soggetti inseriti nel line-up hanno circa 50 anni e sono calvi? Da codificare e descrivere con riferimento al caso di interesse – Se i birilli non condivido con il sospettato le caratteristiche descritte dal testimone il riconoscimento può essere viziato da una risposta per esclusione.
*Professore Emerito di Neuropsicologia Forense, Università di Padova
[1] Art.196 c.p.
[2] Cass. pen. n. 27185 del 23 giugno 2014.